Finalmente un pó di lusso: per andare a Casablanca quest’anno non si viaggia con low cost, ma con compagnia di linea, ROYAL AIR MAROC. Dunque, oltre allo sporco, agli scossoni che non ho mai sentito su nessun’altro aereo (tipo sensazione che i sedili a volte dessero delle leggere botte lateralmente) e alla continua e fastidiosa vibrazione il cui ronzio ci ha fatto da colonna sonora ininterrotta TUTTO BENE. 

Ho scoperto poi al ritorno che gli scossoni laterali dei sedili non me li ero affatto sognata, sono reali. Un amico spedizioniere mi ha spiegato che Royal Air acquista dei vecchi aerei adibiti al trasporto merci e li riadatta al trasporto persone – per questo i sedili, riadattati pure quelli, si muovono un po’. 

Ma entriamo nel merito del servizio a bordo. E che servizio! Ammetto che ho una piccola fissa personale, quando prenoto un volo di linea e mi viene chiesto di scegliere il tipo di pasto, mi piace fare sempre richieste assurde – tipo pasto hindu vegetariano o vegano stretto e via dicendo. Non sono vegetariana, ma mangio poca carne per motivi ambientali. In questo caso dal menu a tendina avevo selezionato proprio vegetariano hindu, se non sbaglio. Comunque, arrivato il momento del pasto, visti tutti gli scossoni qualcosa mi diceva che il mio riso con le verdure me lo potevo pure scordare. In effetti nessuno è mai venuto a chiedermi cosa volevo o se avevo richiesto qualcosa di speciale, come sarebbe successo su un volo normale. Io ho deciso di rinunciare alla cena, ma una signora dietro, veramente vegetariana ed evidentemente affamata, ha ricordato alla hostess che aveva ordinato un pasto diverso. La hostess si scusa, purtroppo non ci sono alternative – i pasti alernativi sono terminati. O mangi il pollo o giù dal finestrino. 

D’altronde non è andata molto bene nemmeno a me, quando ho cercato di avere un té al posto del caffé dopo cena. Il té non è mai arrivato. Forse era finito anche quello. 

Pasto a bordo di Royal Air Maroc (spoiler: questo non è un pasto hindu vegetariano).

Comunque l’apice del viaggio si è raggiunto in fase di atterraggio sull’aeroporto di Casablanca, quando al nostro vicino di sedile è suonato il telefono cellulare, immagino mai inserito in modalità aereo. Così mentre ci abbassavamo verso l’aeroporto di Casablanca, ancora circondati dalle nuvole, ha deciso di rispondere al suo amico Mohammed (ho sbirciato il nome sullo schermo). Nonostante i miei sguardi di fuoco, ha continuato a parlate in assoluta tranquillità con lui di zii, famiglia, amici di amici finché siamo scesi dall’aereo, incredibilmente indenni. 

 

All’atterraggio è partito l’applauso di rito, che tutto il mediterraneo é paese e pure io avrei voluto applaudire e suonare pure le maracas, che c’avevo ancora il viaggio di ritorno.